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My French Film Festival su MYmovies, 11 imperdibili film per una travolgente vague emozionale

Una galleria di personaggi coinvolgenti che celebra un'annata di battaglie commoventi e ispiranti. I film sono disponibili in streaming su MYMOVIESLIVE fino al 18 febbraio.
di Marzia Gandolfi

venerdì 25 gennaio 2019 - Festival

L'ondata di caldo, la Coppa del Mondo e l'assenza di grandi produzioni americane hanno determinato in Francia nel 2018 la flessione del numero di spettatori. Gli scioperi di SNFC in primavera, come le manifestazioni dei "gilet jaunes" in novembre e dicembre, hanno fatto il resto. Ma qualunque sia la ragione della diserzione è tempo di recuperare e di cominciare il 2019 col piede giusto. Se il cinema francese vi è mancato o lo avete perso in sala, 'raggiungetelo' senza muovervi dai vostri divani. MyFrenchFilmFestival, il festival del cinema francese on line, è tornato.
A partire dal 18 gennaio e per un mese, gli appassionati del cinema esagonale potranno vederlo, rivederlo e votarlo in rete. Undici i film selezionati che testimoniano la varietà della produzione francese.

Per la sua nona edizione, MyFrenchFilmFestival conferma la sua passione per i giovani talenti e offre una nuova e felice stagione del cinema francese, di cui MYMOVIESLIVE è ancora una volta supporto e sala ideale (i film sono disponibili attivando un profilo UNLIMITED, a partire da Euro1,99 a settimana).
Marzia Gandolfi


Dai poliziotto bislacchi di Quentin Dupieux (Au poste!) all'investigatore sgualcito di Érick Zonca (Black Tide), passando per il crooner immaginario di Alex Lutz (Guy) e il giovane prostituto di Camille Vidal-Naquet, la selezione di MyFrenchFilmFestival propone una galleria di personaggi coinvolgenti e una travolgente vague emozionale. Un'antologia di film che celebrano, ciascuno alla sua maniera, un'annata di battaglie frenetiche, commoventi e ispiranti. Bonne séance.


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Una centrale di polizia, un'epoca imprecisata, un interrogatorio, un cadavere, un sospetto. Un sospetto che giura di non essere colpevole davanti a un ispettore deciso a fargli sputare il rospo. Il soggetto della nuova commedia di Quentin Dupieux è semplice ma non per questo meno sorprendente. Se l'autore francese è stato per molto tempo associato a un cinema quasi sperimentale, in cui l'assurdità formale aveva la meglio sulla narrazione, ridotta al minimo (Rubber, Wrong Cops) o volontariamente incomprensibile (Wrong), Au poste! apre un nuovo capitolo della sua filmografia.

Tra humour assurdo e allusioni cinefile, Au poste! svolge un'inchiesta poliziesca vertiginosa ma accessibile.
Marzia Gandolfi

Dupieux, di ritorno dagli States e dal suo esilio cinematografico, lavora sul linguaggio restando fedele al cinema francese popolare degli anni Settanta e soffiando sull'umorismo franco-belga. In faccia al leggendario tenente di Benoît Poelvoorde, Grégoire Ludig è perfetto nei panni del falso colpevole. Ma la vera rivelazione è Marc Fraize, re della stand-up comedy prestato al cinema, che inventa uno dei personaggi più esilaranti della 'galleria Dupieux': un poliziotto maldestro ma coscienzioso affetto da una curiosa patologia oculare. Au poste! si odia o si ama, tertium non datur.


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In foto una scena di Au Poste!
 

Tra football e femminismo, Comme des garçons è una commedia gentile che conduce lo spettatore a un happy end prevedibile. Opera prima di Julien Hallard è la storia vera di un playboy visionario che decide alla fine degli anni Sessanta di creare una squadra di calcio femminile.

Nell'epoca in cui il calcio era ancora un 'affare di uomini', a Reims un gruppo di donne si batteva per i propri diritti, per il diritto di giocare a pallone e di esistere al di fuori delle loro cucine.
Marzia Gandolfi

Feel good movie spensierato, Comme des garçons smonta i cliché misogini attraverso la derisione e la caricatura. Ambientato nel 1968, è una commedia di buona volontà che fa il punto su un'epoca segnata dal machismo e dalle acconciature improbabili. Che amiate il calcio oppure no, Comme des garçons arriva in porta e ci ricorda che ci sono ancora dei paesi dove le donne non possono andare allo stadio a vedere una partita.


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In foto una scena di Comme des garçons.
 

Diane, trentenne bohémienne, non vuole bambini e non ha alcun istinto materno. Almeno fino al giorno in cui i suoi migliori amici le chiedono di essere la madre surrogata del loro bambino. Diane accetta senza esitazione né contropartita. Poi Diane incontra Fabrizio, un bell'elettricista che le accende il cuore e complica l'equazione.

Diane a les épaules è il primo film che osa fare sul tema della surrogazione di maternità una commedia brillante e non un film a tesi.
Marzia Gandolfi

Meglio, trasforma questa forma controversa di genitorialità in non evento, per i suoi personaggi e per i suoi spettatori. Attraverso gli scambi teneri e insieme taglienti delle due coppie in gioco, Fabien Gorgeart stravolge col sorriso le convenzioni di genere. Nel film sono di fatto gli uomini a comportarsi da mamma chioccia, che siano gay o etero, e le donne a flirtare come maschiacci. Commedia romantica che flirta col melodramma, Diane a les épaules è una bella sorpresa che segna l'atto di nascita di Fabien Gorgeart e una maniera diversa di affrontare la depressione post parto e la scoperta di emozioni inedite. Clotilde Hesme, grande attrice drammatica, rivela un sorprendente registro comico in una commedia radiosa e gravida di futuro.


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In foto una scena di Diane a les épaules.
 

Commedia francese piena di grazia e di fantasmi che non assomiglia a nient'altro che a se stessa, Gaspard va au mariage è una specie rara e il solo modo che abbiamo di preservarla è di guardare il film di Antony Cordier con lo sguardo di un bambino, lo stesso che posavamo sugli animali in plastica del nostro zoo in miniatura. La m.d.p., piazzata nel cuore del parco natura di Reynou, riemerge i sogni d'infanzia popolati di animali selvaggi. Da qualche parte tra Il re Leone e Pelle d'asino, dove le favole avevano (ancora) un senso e la famiglia era il solo rifugio ai problemi.

Pieno di fantasia, Gaspard va au mariage disegna il ritratto di una famiglia singolare in un interno, una bolla (lo zoo) che permette ai suoi componenti di proteggersi dai colpi della vita.
Marzia Gandolfi

Gaspard (Félix Moati) è un ragazzo di oggi, libero come l'aria ma non altrettanto leggero. Invitato al (ri)matrimonio di suo padre e angosciato all'idea di rientrare solo in seno alla famiglia, chiede aiuto a Laura, una ragazza stonata che presenta come fidanzata. La prossimità tra uomini, animali e natura, rinvia incessantemente all'universo delle favole in cui vale tutto, trasgressioni incluse. Commedia drammatica Gaspard va au mariage sonda le crepe esistenziali e registra la dolorosa fine dell'infanzia.


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In foto una scena dI Gaspard va au mariage.
 

Un adolescente sparisce e François Visconti, comandante di polizia col vizio del bere, è incaricato di indagare. Tra una bottiglia di whisky e le intemperanze del figlio, coinvolto in un traffico di droga, proverà a fare luce sul caso. I francesi hanno un'espressione precisa per definire un romanzo commerciale e senza interesse: roman de gare, un romanzo che si compra in stazione per passare il tempo e aspettare il treno.

Black Tide è esattamente questo, un roman de gare di quelli che dimentichi velocemente ma che divori intensamente.
Marzia Gandolfi

Un film dall'intrigo accattivante: una sparizione, un'inchiesta, un vicino losco, dei genitori bizzarri, dei colpevoli dappertutto. E poi naturalmente un ispettore in linea con i private eye e i cattivi tenenti della storia del cinema, da qualche parte tra Philip Marlowe, Harvey Keitel (in versione Abel Ferrara) e Colombo. Vincent Cassel è François Visconti, un poliziotto alcolizzato dentro un trench troppo grande, stropicciato e démodé. Traslocato a Parigi da Tel Aviv, Black Tide è un adattamento del best seller di Dror Mishani ("Un caso di scomparsa"), un adattamento letterale diretto da Érick Zonca. Un film tascabile da consumare avidamente sul prossimo treno. Bon voyage.


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In foto una scena di Black Tide.
GUY
 

Guy Jamet, ex vedette (immaginaria) della canzone melodica francese, che ha conosciuto la gloria tra gli anni Sessanta e Settanta, tenta il comeback. Gauthier, un giornalista che ha scoperto alla morte di sua madre di essere il figlio illegittimo di Jamet, decide di seguirlo, camera alla mano, nella vita quotidiana e nei concerti di provincia per farne un ritratto. Alex Lutz, attore e regista francese, per interpretare il crooner dismesso e dall'umore variabile del titolo, si è sottoposto ogni giorno a cinque ore di trucco, passaggio obbligato e sovente fallimentare della performance trasformista. Ma Lutz riesce dove altri hanno fallito grazie soprattutto alla credibilità della sua interpretazione.

Al cuore di un falso documentario malinconico e spassoso, l'artista si adopera dietro e davanti la macchina da presa scivolando nella pelle di un cantante démodé, di cui l'autenticità è tale che giureremmo di avere un suo disco da qualche parte in soffitta.
Marzia Gandolfi

Incrocio perfetto tra Michel Sardou e Frank Michael, il suo Guy è in tutti i piani e al centro di una sonata fuori moda sulla crudeltà del tempo che passa. Guy non si accontenta di essere una commedia banale destinata a prendersi gioco di istrioni âgé divorati dalla pretesa di volere brillare ancora e sempre. Sotto la maschera di lattice e i capelli bianchi e fluenti, Alex Lutz interpreta e dirige un'impressionante opera ritrattista.


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In foto una scena di Guy.
 

Quattro cento colpi di un giudice belga senza complessi, Ni juge, ni soumise è la versione cinematografica di "Strip-tease", trasmissione televisiva belga-francese che ha stravolto le nozioni di realtà e di finzione. Per l'occasione, Jean Libon e Yves Hinant ingaggiano una delle loro stelle più brillanti, il giudice Anne Gruwez di Bruxelles, che si muove disinvolta da un crimine all'altro della città.

Caustica come Miss Marple e consacrata da due famosi episodi televisivi, Anne Gruwez è al centro di un documentario che frequenta la miseria umana, la più sordida e nera.
Marzia Gandolfi

A immagine della trasmissione a cui si ispira, Ni juge, ni soumise provoca sovente disagio, soprattutto quando la miseria diventa, a spese di chi ne è vittima, la materia di uno spettacolo comico.


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In foto una scena di Ni juge, ni soumise.
 

Ritratto di un giovane prostituto alla ricerca di amore, Sauvage è lo sbalorditivo debutto di Camille Vidal-Naquet. Debutto che nasce da un lungo lavoro sul territorio, il Bois de Boulogne, milieu vertiginoso della prostituzione maschile, situato nel sedicesimo arrondissement di Parigi. Leo, ventidue anni, batte, fuma, inghiotte, sniffa e brucia le ali della sua giovinezza. Eludendo fermamente qualsiasi fioritura e decidendo per la scena frontale, che non risparmia violenza e crudeltà, l'autore tende al massimo il racconto di un'esistenza che scivola con indolenza verso il precipizio.

Contemplando qualche volta l'ellisse (il pianista) e la tenerezza (la dottoressa), Sauvage lascia respirare lo spettatore prima di ripiombarlo nell'attesa di un presente altro incerto.
Marzia Gandolfi

Félix Maritaud è la rivelazione centrale di un'avventura carnale cruda e stordente. Scoperto da Robin Campillo (120 battiti al minuto (guarda la video recensione)), l'attore è capace da solo di incendiare il film, destabilizzando 'clienti' e spettatori.


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In foto una scena di Sauvage.
 

Théo ha deciso di festeggiare da solo i suoi diciotto anni. Tra una birra e un concerto punk rock incontra Mag, che lo invita a passare la notte con lui. Da quell'incontro fortuito nasce un idillio con data di scadenza perché Théo deve lasciare Montréal alla fine dell'estate.

Opera prima di Pascal Plante, Les Faux Tatouages è la storia di un amore adolescente, un amore estivo che non conoscerà l'inverno.
Marzia Gandolfi

La giovane autrice canadese rinfresca un soggetto prigioniero delle formule, evitando i cliché e dirigendo due 'adolescenti rocker' come non se ne vedono mai nel genere. Incarnati da Anthony Therrien e Rose-Marie Perreault, le loro interpretazioni sovvertono il romanzo adolescenziale con finti tatuaggi indossati come armatura contro un'età fragile.


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In foto una scena di Les faux tatouages.
 

Dopo aver vissuto una relazione fusionale con la propria figlia, una madre l'abbandona. Angel Face è il racconto di una bambina alla ricerca disperata di amore. Ed è il tempo della ricerca che Vanessa Filho sceglie come soggetto del suo primo film. Abbandonata a se stessa e in attesa di essere 'correttamente' amata, la piccola protagonista conosce il tradimento, un sentimento sconosciuto che assomiglia in fondo all'amore.

Marion Cotillard incarna Marlène, una giovane donna biondo platino e paillettes sul punto di sposarsi.
Marzia Gandolfi

La sua performance eccessiva, che accentua considerevolmente i vizi di questa madre incongruente, seduce e irrita di volta in volta. Come se la regista, debuttante e affascinata dalla sua carismatica attrice, non sapesse come dirigerla. Nondimeno Angel Face tocca per la forza del suo sentimento: quel desiderio irriducibile di essere amati e di piacere. Vanessa Filho non cerca di assolvere Marlène e nemmeno di spiegare le sue mancanze e le sue erranze, lasciando parlare le emozioni crude.


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In foto una scena di Angel Face.
 

Mathilde ha nove anni, i suoi genitori sono separati e lei veglia su sua madre, una persona fragile sull'orlo della follia. Madre e figlia si amano di un amore altrettanto folle ed è la storia di questo amore unico che Tomorrow and Thereafter racconta.

Interpretato e diretto da Noémie Lvovsky, che sceglie per sé un personaggio dolce e febbrile, perduto e lontano, il film posa uno sguardo originale sul legame filiale, concedendosi fughe oniriche e simboliche.
Marzia Gandolfi

Cinque anni dopo Camille Redouble, Noémie Lvovsky torna ad esplorare il mondo dell'infanzia popolato di personaggi energici e toccanti. Favola inventiva e piena di pudore tra lucidità infantile e stravaganza adulta, Tomorrow and Thereafter brilla per le performance dei suoi interpreti, quella di Mathieu Amalric su tutte. Padre amorevole e saggio, affrancherà questo duo follemente allacciato, impegnandosi in ogni modo a rispettare la forza intensa della loro relazione da cui sa che rimarrà sempre escluso.


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In foto una scena di Tomorrow and Thereafter.
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